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CARLO MALINVERNO RACCONTA SARASTRO


Ormai mi sento una giornalista in erba! L'emozione della prima intervista mi ha dato tregua e alla prima replica de Il Flauto Magico al giardino di Boboli il 15 luglio, riesco a conoscere con facilità e senza arrossire troppo, Carlo Malinverno, basso che canta Sarastro. Sedendosi su una panca all'ombra, sembra ben contento di farsi intervistare, anche se in realtà è un espediente per riprendere fiato dal gran caldo.

Ma non gli do il tempo di respirare, che inizio a fare domande a raffica...

Cosa ne pensa del suo personaggio a livello personale ed entro il contesto dell’opera?

A livello personale riflette naturalmente quelli che sono i miei personaggi: ieratici abbastanza statici e sacerdotali. Entro il contesto dell’opera Sarastro è un personaggio un po’ surreale, colui che è il vecchio saggio, una sorta di deus ex machina. E’ pensato all’inizio come un personaggio tirannico e malvagio ma si rivela esattamente il contrario. Per il resto lo vedo esattamente come è stato scritto, Mozart non lascia molto spazio all’immaginazione tranne quella scenografica, anche se è una fiaba per bambini è stato scritto praticamente tutto ciò che descrive i personaggi.

Come si è preparato per affrontare la parte? Quali difficoltà comporta cantare in tedesco?

Avevo già studiato quest’opera all’Accademia della Scala.
Cantare in tedesco è il meno perché la parte cantata è esigua rispetto ai difficili discorsi presenti nei recitativi.

Quanto un artista può apportare di personale al proprio ruolo in un’opera lirica data la partitura musicale e il libretto prestabiliti?

Tanto perché si può far uscire un’introspezione personale più sanguigna, più ieratica, più calma che riflette sempre i propri stati d’animo, come ognuno di noi si comporta nella vita e questo attraverso l’interpretazione che è un mix di linea, di melodia, di cantato, di recitato.

art sarastro

Quanto riescono a imporsi il regista e il direttore d’orchestra sull’interpretazione del cantante?

Dipende da produzione a produzione, alcuni pochissimo, altri per niente, qualcuno ti blocca. Con Renato Bonajuto è stata molto libera anche perché abbiamo lavorato poco insieme dato che ero impegnato in un’altra produzione e sono arrivato a spettacolo iniziato.

Qual è secondo lei la gerarchia fra musica, gestualità e parte cantata?

La parte cantata fa parte della stessa musica, la gestualità segue al canto, ma non esiste una gerarchia rigida perché tutto va di pari passo e deve risultare armonioso, senza il bisogno di prestabilire un ordine.

Cosa ne pensa dell’interpretazione de Il Flauto Magico in chiave massonica?

Mozart era un massone, l’opera inizia con tre bemolli in chiave e il tre è un numero massonico, il bemolle maggiore è un simbolo massonico. E’ pieno di simbologie massoniche, non c’è alcun dubbio, direi che è un’opera dichiaratamente massonica.

Lei è molto giovane, è soddisfatto dei risultati raggiunti fin’ora nella carriera lirica? Quali sono i suoi progetti e le sue ambizioni per il futuro?

Sono pienamente soddisfatto, le cose che ho fatto mi sono piaciute tantissimo e per ora sento di andare nella direzione giusta. Fino al 2012 sono già impegnato nell’interpretazione di vari personaggi appartenenti al mio repertorio, anche per rimanere in linea con la mia vocalità.

Breve ma intensa...

Giulia, 28 luglio 2010