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Intervista a Carlo Malinverno

A cura di Jean Eichperger - 2014

Lei dove è nato? Ci sono stati altri cantanti o musicisti nella sua famiglia?

Io sono nato a Milano e provengo da una famiglia in cui soltanto mio nonno Gino era molto appassionato di lirica ma nessun altro è musicista, sono io l’unico e cerco di farlo al meglio!

Qual è stata la sua formazione musicale?

Ho studiato al conservatorio di musica G. Verdi di Milano, dopodiché ho frequentato l'Accademia del Teatro alla Scala con  illustri docenti come Leyla Gencer, Mirella Freni, Renato Bruson, Luciana Serra.

Naturalmente prima di arrivare all'Accademia della Scala ho vinto alcuni concorsi internazionali, tra i quali “Martinelli-Pertile”, “Giacomo Lauri Volpi”. Attualmente studio tecnica vocale con Anna Maria Bicciato ed interpretazione con Roberto Scandiuzzi.

In quale opera ha debuttato? Quando e dove ha iniziato?

Il mio primissimo debutto è stato nel “Trovatore”, ma considero "Il barbiere di Siviglia" cantato alla Scala il mio battesimo nel mondo del melodramma.

Qual’è il suo repertorio?

Il mio repertorio è prevalentemente quello verdiano, mi piacciono molto i personaggi ieratici e sacrali. Li trovo molto confacenti alla mia vocalità ed alla mia linea di canto: essi permettono un fraseggio ampio e legato. Naturalmente ogni volta che interpreto un personaggio è differente da quello precedente in quanto cambia tutta la gamma di sfumature psicologiche, introspettive, utili a dar vita alla emozioni che trasmette il personaggio stesso.

Quali sono al momento i suoi ruoli preferiti?

I ruoli che preferisco cantare sono "Fiesco" (Simon Boccanegra) e "Padre Guardiano” (La forza del destino). Questi rappresentano i punti fermi del mio repertorio e della mia idea di vocalità di basso nobile. In questi ruoli è presente tutto: legato, fraseggio, dinamicità, duttilità vocale, sfumature, nobiltà d’accento, impeto e virilità, dolore paterno e comprensione.

Quali opere vorrebbe cantare in futuro?

Ovviamente penso di studiare nuovi ruoli, lo sto già facendo! Questo è un lavoro ed uno studio che non finiranno mai, un bellissimo viaggio musicale che mi accompagnerà tutta la vita. Determinati ruoli vanno però “messi in gola” rispettando i tempi della natura e dell’evoluzione vocale, senza mai avere fretta.

Durante la sua carriera ha mai rifiutato di cantare un’opera? Perchè?

Mi è capitato di rifiutare tre proposte di ruoli principali in due dei teatri più famosi al mondo proprio perché non adatti alla mia vocalità. Visto che la crescita vocale e di repertorio sono strettamente collegate alla crescita emotiva ed anagrafica, sarebbe bene che determinati ruoli si cantassero in maturità e che, nel frattempo, ci si limitasse a studiarli per approfondirne il personaggio, ed abituarsi gradualmente all'elasticità vocale di personaggi sempre più complessi.

Ci sono artisti e cantanti che lei ammira e dai quali trae esempio?

Pur appartenendo alla nuova generazione, ho avuto la fortuna (rarissima tra i giovani) di incontrare sul mio cammino nomi illustri della "vecchia scuola italiana di canto", e con alcuni è anche nata una amicizia e stima che va al di là del semplice rapporto insegnante-studente: Magda Olivero, Giulietta Simionato, Bonaldo Giaiotti, Leyla Gencer, Giuseppe Giacomini, Renato Bruson, Mirella Freni, Nicolai Ghiaurov, Luciana Serra, Luis Alva, Mariella Devia, Fiorenza Cossotto, ma anche più giovani come Roberto Frontali, Roberto Scandiuzzi, Ambrogio Maestri, Juan-Diego Florez ed altri ancora.

Qual è il suo punto di vista sulle regie moderne?

Domanda complessa! Preferisco di natura le regie tradizionali, o meglio, regie che non cerchino per forza l'inutile stravolgimento di epoche o di libretti. Non sempre ciò che è nuovo è fatto intelligentemente, anzi. Un conto è una regia moderna, ben pensata ed articolata in un tempo presente e con risvolti psicologici attuali ma, l'ideale sarebbe trovare delle nuove chiavi di lettura nella tradizione seguendo pedissequamente il volere dell’autore. Molto spesso infatti sullo spartito, sono riportate note di regia e di azione scenica volute dall’autore stesso! Trovo sia importante rispettare questo volere quanto suonare nella tonalità giusta. Questo per me è il vero senso della buona regia, quello di aiutare ogni singolo cantante a far emergere il proprio personaggio, piuttosto che muovere i cantanti come tanti burattini.

Qual è la sua opinione su Maria Callas?

Maria Callas: troppe parole sono state scritte per definire questa immensa artista. Oltre che vocalmente, ha dato un contributo essenziale e fondamentale (affiancata da grandissimi registi) alla figura scenica del cantante. Con lei nasce il vero cantante-attore a tutto tondo, emerge la recitazione in stretta simbiosi con le emozioni del canto e prende vita la credibilità scenica più totale.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Ho tanti progetti per il futuro ma, per scaramanzia ne dirò solo uno: nel 2014 canterò “Barbiere di Siviglia” a Oviedo ed una produzione d’opera per il Festival di Beirut. Oltre a queste, altre bellissime cose sono in progetto e spero si possano concretizzare!
Grazie mille per la sua disponibilita…
Grazie a Lei, è stato un vero piacere!

Jean Eichperger

http://www.jeaneichperger.be/startE.htm